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Cos'è la carbon footprint?


Il termine "carbon footprint", letteralmente "impronta di carbonio" è generalmente impiegato per indicare l’emissione totale di CO2 e altri gas ad effetto serra (GHG), per i quali un individuo o organizzazione è responsabile. Le "impronte" possono essere calcolate anche per eventi o prodotti.

Per poter calcolare una carbon footprint attendibile è necessario seguire una procedura strutturata e classificare tutte le possibili fonti di emissione. Una classificazione comune è raggruppare e riportare le emissioni il cui livello di controllo appartiene all’organizzazione. Su queste basi le emissioni di GHG possono essere classificate in tre categorie:


1) Emissioni dirette da attività controllate dall’organizzazione 2) Emissioni derivanti dall’uso di elettricità 3) Emissioni indirette di prodotti e servizi
Più comunemente, le emissioni dirette che risultano dalla combustione di carburanti che producono CO2, per esempio il gas impiegato per fornire acqua calda per il posto di lavoro. In aggiunta, qualche organizzazione potrebbe emettere direttamente altri gas ad effetto serra. Per esempio, la sintesi di alcuni prodotti chimici produce metano (CH4) e l’uso di fertilizzanti porta all’emissione di ossido nitroso (N2O). I posti di lavoro generalmente utilizzano corrente elettrica per l’illuminazione e gli strumenti di lavoro. La generazione di elettricità deriva da una varietà di fonti, inclusi il nucleare e le fonti rinnovabili. Circa il 74 % dell’energia elettrica consumata in Italia deriva dall’impiego di combustibili fossili. Sebbene l’organizzazione non sia direttamente responsabile del controllo delle emissioni, acquistando l’elettricità è indirettamente responsabile delle emissioni stesse. Ogni prodotto o servizio acquistato da un’organizzazione è responsabile di emissioni. Quindi le modalità di impiego da parte dell’organizzazione dei prodotti o servizi influenza il proprio carbon footprint. Per esempio, un’azienda che trasforma un prodotto è indirettamente responsabile per il carbonio emesso durante l’estrazione e il trasporto delle materie prime. Le emissioni derivanti dalla smaltimento del prodotto sono altresì attribuibili in maniera indiretta all’organizzazione

È chiaro, quindi, che individuare un carbon footprint che comprenda tutte e tre le categorie di emissioni può risultare estremamente difficoltoso. Un’ulteriore difficoltà nell’interpretare i risultati pubblicati sta nel fatto che generalmente sono poco comparabili per questi motivi:

- Contrariamente all’aumento di standard internazionali, non tutte le organizzazioni seguono lo stesso approccio per calcolare il proprio carbon footprint o la classificazione delle emissioni
- Talvolta il carbon footprint è espresso in funzione del tempo, come i calcoli fatti per individui o organizzazioni che sono misurati tipicamente su base annuale. Altri sono espressi in funzione di un’unità, come nel caso di eventi o prodotti
- Le carbon footprint sono calcolate tipicamente per includere tutti i GHG e sono espresse in tonnellate di CO2 equivalente (CO2e). Altri invece esprimono la loro CF solo in funzione della CO2.

Le ragioni per cui si commissiona uno studio sulla CF determineranno quale approccio sia il più appropriato. In qualche caso è possibile calcolare una CF di base, in altri è richiesto un processo molto più rigoroso.

La norma bneutral si appoggia alla guida Guidance on how to measure and report your greenhouse gas emissions del britannico DEFRA (Dipartimento Per l'Ambiente, gli Alimenti e l'Agricoltura), per il calcolo della CF, a sua volta allineata alla ISO 14064-1 ed al Carbon Trust Standard

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